Le caratteristiche fisico-chimiche

Il diamante è composto da soli atomi di carbonio. Il modo in cui gli atomi di carbonio si legano è la causa delle peculiarità ottiche e fisiche del diamante tagliato.

Le caratteristiche ottiche sono:

1. La lucentezza. La lucentezza indica il fenomeno della riflessione della luce sulla superficie tagliata del diamante. In altre parole la luce impatta sulla superficie liscia e levigata del diamante e ritorna verso i nostri occhi. La particolare costituzione chimico-fisica del diamante rende la sua lucentezza unica e distinguibile. Si dice al riguardo che il diamante presenta un lustro adamantino. Mentre le altre pietre presentano tutte un lustro vitreo, tranne alcune eccezioni non di carattere gemmologico.

2. Il fuoco o lo scintillio. La luce quando colpisce il diamante tagliato si divide nei colori dell’arcobaleno. Rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, viola. Questi sono i colori che lampeggiano nel diamante quando lo osserviamo alla luce del sole o alla luce incandescente. Per luce incandescente s’intende la luce emessa dalla lampadina classica al tungsteno.

3. La trasparenza. Se un diamante non presenta particolari caratteristiche inclusive, ci appare con una trasparenza unica ed eccezionale. La trasparenza del diamante risalta in tutta la sua magnificenza nel taglio a smeraldo o nel taglio baguette. Gli angoli e le proporzioni di questi tagli sono studiati appositamente per esaltare questa caratteristica ottica del diamante.

 

La lucentezza, il fuoco, lo scintillio, la dispersione sono aspetti unici e determinanti della bellezza di un diamante solo se quest’ultimo viene lavorato con accuratezza e con precisione.
Il taglio, ovvero quella lavorazione che trasforma il diamante grezzo in una splendida gemma, è un aspetto spesso trascurato e a volte quasi del tutto ignorato.
Eppure la cura con il quale viene eseguito il taglio è fondamentale quanto e più delle meglio conosciute e spesso sopravvalutate caratteristiche di purezza e colore.
Un diamante tagliato in modo ottimale figurerà molto di più di un diamante di caratura superiore ma tagliato in modo approssimativo.
La caratteristica fisica più importante e più conosciuta del diamante è la durezza.
Durezza che in greco sta per adamas, invincibile, che è anche etimologicamente l’origine del termine diamante.
La durezza del diamante ha ingenerato nei secoli equivoci e malintesi.
Proviamo a risolverli.
La durezza è la proprietà di un materiale (diamante, vetro, legno o altro) di scalfire o di essere scalfito, di graffiare o di essere graffiato. Tipico esempio di questo fenomeno è il tagliavetro. Il tagliavetro è provvisto di una punta di diamante che poggiata sul vetro può scalfirlo fino a renderne possibile un taglio preciso e senza rotture.
La durezza viene misurata dalla scala di mohs che va da 10 a 1.
In questa scala il diamante occupa la posizione di massima durezza che è 10.
Il contrario di durezza è la tenerezza.
L’altro concetto fisico che induce a confusione è la tenacità. La tenacità è la proprietà di resistenza agli urti. Il legno, se preso a martellate, si rivelerà molto tenace, cioè tenderà a rompersi con difficoltà.
Il contrario di tenacità è fragilità.
Il diamante, il materiale più duro del pianeta, è però fragile e può rompersi con discreta facilità se sottoposto ad urti e colpi violenti.
Il vetro, invece, non è molto duro; però è anche molto fragile, ovvero, come tutti sappiamo, è molto facile a rompersi.

 

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